CRITICA


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RAFFAELE BASSI


Vicenza, Ottobre 2005

Sono troppo influenzato dall’immagine che mi hai trasmesso di te. Non posso essere obbiettivo, cavolo! Vabb’e, giochiamo ad ipotizzare quel che direbbe un critico borioso e ridondante, eh? :-)
Da tutti i lavori sembra trasparire un profondo senso di angoscia e di umana compassione - urlato nei colori ma sommesso e trattenuto nella forma - per la precarietà e l’inesorabile epilogo della vita verso la morte.

Nel particolare di ‘Voci Di Anima’ la sensazione claustrofobica dei corpi pressati e soffocati dai rami avvinghianti potrebbe raffigurare una finestra aperta sulla tua anima: La descrivi inquieta, raccolta su se stessa, graffiata, oppressa e spaventata. Sembri urlare il tuo dolore, mentre ti aggrappi alla vita, cosciente dell’inevitabile caduta. E come te, potrebbe condividere questo tormento interiore il resto dell’umanità: donne, uomini, bambini…

La tua anima si potrebbe unire alla loro come il senso della morte unisce tutti gli uomini.

Potrebbe essere l’angoscia onirica di Odilon Redon con la forma sintetica e i colori vivaci di Matisse. Oppure l’urlo di Munch con la compostezza dei nudi di Manzù. Il primo lavoro sull’anima mostra un impatto cromatico di grande potenza espressiva e forte carica emotiva.

In ‘Carovana Indifferente’ hai abbandonato il colore (ma forse solo temporaneamente, visto e considerato che trattasi di studio) per dedicarti alla composizione e alla tematica, amara, fredda noncuranza ed insensibilita’ dei piu’ nei confronti del prossimo; sembra descrivere l’impassibilita’ riguardo le sofferenze e la morte degli altri esseri umani. Potrebbe essere intuitivo che la clessidra simboleggi la vita mentre si trasforma in un fatale scivolo verso il silenzio. Siamo circondati dal silenzio degli altri, e potremmo finire nel silenzio eterno. Il segno è forte, preciso, ed il precipizio dei corpi nudi – nudi nell’abbandono – è intriso di densa drammaticità.

Mi ricorda un quadro di Francesco Clemente (Moon). Lo trovi allegato. Sia nella sintesi dei tratti, nei bordi marcati e con l’uso piatto del colore, trasmette comunque simili emozioni.

Il titolo del terzo lavoro "...E sono UNO con te" così esplicativo, mi fa ipotizzare che tu stia dialogando, sembri cercare l’empatia con una persona cara, alla quale sei talmente vicina da sentirti in simbiosi con essa.

Il suo dramma diventa il tuo dolore, e lo stato d’animo disperato viene comunicato attraverso un segno espressionista, gestuale e immediato. Sono tre intensi fotogrammi: riassumono con pathos lo stesso momento di scoraggiamento, sconforto, pena. Il verde marcio dello sfondo potrebbe non essere speranza, ma un infinita tristezza; e’ spento, cupo, ingrigito dai segni a carboncino spezzati e agitati, oppure trascinati nell’abbozzo di un corpo quasi inconsistente. La paura, la rabbia, la disperazione. Tutto sembra sconvolgere il tuo essere unito al suo.


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