CRITICA


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CLAUDIA CASSIO

LABIRINTO DI SPECCHI Il surrealismo di Silvana Cimieri

Il Corriere dell’Arte - 19 settembre 2008

A volte nel repertorio di un artista si trova “quel” quadro.
Quello che ti prende per mano e ti accompagna nel viaggio. Diverso dagli altri, ti racconta la storia di tutti con la sua voce. Nel repertorio di Silvana Cimieri, in mostra alla Galleria d’Arte Assurfivo e nel suo sito, “Il Ladro di messaggi” mi ha spiegato le anime diverse di un’artista che si misura con mondi apparentemente lontani, tra grafica e pittura, mente e cuore. Il titolo del dipinto ha forse a che fare con la fantasia visionaria dell’artista, forse rimanda a particolari autobiografici, come del resto quasi tutti gli altri titoli dei suoi lavori; ma forse è anche l’evocazione del fantasma letterario di E. A. Poe. Come nella sua “Lettera rubata” anche qui il ladro è noto e la lettera ben in vista. Nel dipinto il colpevole è colto sul fatto mentre si guarda furtivamente alle spalle e tiene ben stretta tra le mani la busta rubata.
Il titolo del quadro di Silvana Cimieri con tutti i suoi possibili rimandi ha comunque solo il compito di introdurci in quel labirinto dove ogni particolare si riflette, specchio dopo specchio, diventando altro. Così ad esempio ciò che era a pieno campo in “A volte i percorsi ritornano”, gioco di fantasia geometrica, modulare, è terreno scosceso del viandante “Sei con me?” immagine condensata di mani grosse che stringono il bastone, piedi deformi dal cammino e gonfio il mantello, così simile e così diverso da quello del “Ladro di messaggi”. Là è tessuto leggero a scacchi rossi e bianchi, danza sul corpo, si sviluppa a spirale; qui è del rosso più cupo, fatto di panno spesso come un fardello. Ad ogni passo si fa più pesante e il corpo si curva. La composizione assume un asse obliquo che accompagna il passo del viandante o sa risalto al brusco movimento del ladro parallelo alla linea del braccio della donna, che con la mano agita l’acqua del mare. La diagonale è un elemento formale spesso ripetuto nelle opere di Silvana Cimieri quasi a rimarcare la brusca entrata in scena del protagonista come nel “Burattinaio” o per indicare movimenti pluridirezionali come in “Eterna Primavera”. Così come si ripete con significati diversi il disegno dei capelli irti che sono rossi come fiamme guizzanti sulla testa del ladro e altrove marroni come radici di albero. Anche la struttura dei corpi che si immagina sotto i rigonfi mantelli o che si esibisce più spesso nudo ha significati ma non forme diverse. Sono scheletri privi di carne, non dolenti né macerati ma semplicemente irreali, definiti solo come parole e attributi sessuali di uomo o donna, necessari al racconto ma non all anatura. Oppure sono strutture di solida geometria come in “Wiva più di prima” con quella forma circolare di scultura astratta,e persino architetture come in “Tu che mi culli” dove i moduli geometrici dei “Percorsi” fanno da spalla al ponte, il cui arco è un corpo di donna forte, di marmo, piazzata a reggere il peso dell’altalena, madre che culla ed è cullata dal movimento del gioco.
Il surrealismo di Silvana Cimieri mostra visioni da incubo senza paure perché non è solo inferno e dolore. Con uno scarto un filo del burattinaio crudele si spezza e una donna si libera e sale verso l’alto, fuori da quella grottesca sarabanda di morte. Nel cammino, l’umanità deforme e impassibile incontra la speranza: quella della vita che nasce come in “Eterna Primavera” o in “Io, te, chiunque”. Sono dipinti di morbidi bambini non ancora nati, avvolti dai loro cordoni, un forte legame oltre ogni dolore.
Non solo dannazione dunque, non solo gli ossessi e i mostri ghignanti di Bosch, ma anche la speranza del calore, il colore della bambina sull’altalena, il sorriso segreto di una madre: la terra con alberi dalle robusta radici e la donna che dà la vita e induce al cambiamento di sé. Questi gli estremi: l’entrata e l’uscita del labirinto di specchi di Silvana Cimieri. Ad ogni svolta si riflette un frammento diverso. La luce calda delle terre e del sole che dà corpo alle più accademiche e realistiche nature morte, si sfalda nelle visioni orrifiche pur restando della stessa materia, fata di ocra e mattone e di grigi, mentre la forma di candidi profili femminili e la linea netta e pura che disegnano un corpo nudo, riflessi altrove, sono teschi e forme scarnificate. Per ogni perfezione palese c’è il suo opposto: l’imperfetto e perfino il mostruoso. Il percorso artistico di Silvana Cimieri è uno spaccato di vita in cui si oppongono e, forse si scontrano, il pensiero positivo e razionale e l’inconscio turbato dal “male di vivere”. Il suo personale surrealismo non è dunque una scelta estetica ma una possibilità espressiva, il bisogno di idre di sé che sceglie la via del naturalismo per raccontare ciò che è dicibile e si affida al turbamento del sogno, all’ironia, al grottesco o alla fantasia di un titolo per dire ciò che non ha parole e appartiene al segreto della sua vita.




www.cimierisilvana.com

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